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torna indietroGiuseppe Rossi

Dal volume "Aviatori della Val d'Arda" del Circolo Filatelico Numismatico di Fiorenzuola e da alcuni articoli di Pietro Freghieri.

La medaglia coniata in occasione del 50º di fondazione dell'Aeronautica militare che ricorda gli esperimenti di ricetrasmissione terra-aria fra Giuseppe Rossi e Guglielmo Marconi.Maggiore pilota, nacque a Carpaneto il 15 maggio 1881 da Giuseppe e Angelica Guardiani. Crebbe anonimamente in una agiata famiglia borghese. Morì a Bracciano il 24 marzo 1957. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Carpaneto.

Si brevettò pilota nel cielo di Pordenone nel 1910 con il numero 27. Fu uno dei primi italiani a staccarsi dal suolo con un fragile aereo di legno e tela, nonché il primo piacentino a brevettarsi pilota d'aereo.

Giovane esuberante, con un fisico atletico, fu amante dello sport e si dedicò a ginnastica, sollevamento pesi, lotta e bicicletta. Famosa è rimasta la gara ciclistica Piacenza-Ponte Taro e ritorno del 1904. Rossi, con le strade e le biciclette del tempo, percorse i cento chilometri  del tracciato in sole tre ore, staccando gli inseguitori di dieci minuti.

Pilotò poi le prime automobili e la passione per i nuovi mezzi meccanici lo trasformò in un pioniere del volo. Furono anche le prodezze dei primi uomini che si alzarono nell'aria, come i fratelli Wright, Farman e Bleriot, a far scattare in Rossi un grande desiderio di volare.

Foto ricordo: 1911, giornata aviatoria a Piacenza, il Sindaco di Carpaneto (il primo a sinistra) Conte Riccardo Scotti, consegna a Rossi una medaglia d'oro a nome dei CarpanetesiL'occasione di volare gli si presentò quando Umberto Cagno, asso dell'automobilismo, passò all'aviazione. Rossi, o meglio "Pipòn" come lo chiamavano a Carpaneto, raggiunse Cagno a Torino e da qui passò alla scuola di volo di Pordenone, dove fu iniziato al volo prima sotto la guida del francese Chevret e poi sotto quella dello stesso Cagno.

Nel 1911 per le solenni celebrazioni del cinquantesimo dell'Unità d'Italia, Piacenza organizzò una grande manifestazione aviatoria. Un comitato presieduto dall'Ing. Bassi e patrocinato dalla Camera di Commercio, organizzò una grande manifestazione con tre giornate di aviazione da tenersi nei giorni 25, 26 e 27 marzo.

Grazie alle insistenze di Giuseppe Rossi, diede la sua adesione, in via del tutto eccezionale, anche Umberto Cagno, maestro del Rossi. Per la manifestazione il comitato si era impegnato a versare ai due piloti partecipanti un compenso di quattromila lire, comprese tutte le spese di viaggio e di permanenza, oltre alle indennità di trasporto e custodia degli aeroplani. Furono stampate anche cartoline per la manifestazione.

1911, giornata aviatoria a Piacenza, Giuseppe Rossi a bordo dell'aereo.In un clima di grande attesa, finalmente giunse sabato 25 marzo e piazza del Castello raccolse ben presto una grande folla. Molte persone arrivarono dalla provincia in città usufruendo di tariffe speciali sulle corse tramviarie    supplementari appositamente istituite. I giornali riportarono che per salutare il compaesano Giuseppe Rossi "Carpaneto è venuta a Piacenza quasi tutta con il Sindaco Dott. Riccardo Scotti". Alla manifestazione parteciparono due apparecchi Farman. Si trattava di due enormi farfalloni di tela, legno, fili e tubi, il tutto montato su quattro ruote da bicicletta.

Le condizioni atmosferiche decisamente avverse minacciavano di impedire la manifestazione. Approfittando di una schiarita Cagno si alzò in volo per un breve tratto e atterrò fuori dalle mura. Il giorno seguente Cagno si alzò in volo a compiere un rapido volteggio sul campo nel ventoso pomeriggio della domenica. Rossi montò sul suo Farman. Dopo aver percorso traballante piazza del castello con il motore spinto al massimo dei giri si sollevò lentamente, nonostante l'accanirsi del maltempo ostile e dispettoso. L'apparecchio, avversato dal ventaccio, giunse all'altezza di una cinquantina di metri. Una raffica più forte delle altre lo fece oscillare paurosamente. Nonostante gli sforzi del pilota l'aereo deviò dalla propria traiettoria, sfiorò un edificio e poi urtò con l'estremità dell'ala il tetto della direzione d'artiglieria precipitando pesantemente al suolo  con gran rumore. I soccorritori estrassero lo sfortunato pilota dagli ingarbugliamenti dei rottami. Riportò solo la ferita al piede destro che lo costrinse ad alcuni giorni d'inattività.

Più tardi all'Hotel San Marco a Rossi andò l'abbraccio del Sindaco di Carpaneto conte Scotti che gli consegnò una medaglia d'oro a nome di tutti i Carpanetesi. Era costata al Comune la somma di lire cento come risulta dalla fattura dell'orefice piacentino Luigi Ferrini.

Causa il maltempo la manifestazione fu spostata all'1 e 2 aprile. In quell'occasione Rossi volò in lungo e in largo sulla zona.

Nell'autunno dello stesso 1911 Pipòn partì volontario come pilota sul fronte libico nella guerra italo-turca. Fece parte della compagnia aerea comandata dal tenente Capuzzo. Effettuò i primi voli notturni e di osservazioni in territorio nemico. Per queste azioni si meritò una medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione:

"Pilotando l'aeroplano sugli accampamenti nemici, continuò, malgrado il fuoco, il suo viaggio, dando modo al suo capitano di effettuare il lancio di una granata che produsse lo scompiglio nel campo nemico". Tobruk, 31 gennaio 1912 (B.U. 1913, d.5 aprile p.145).

 

Tobruk, 31 gennaio 1912 Giuseppe Rossi con il Capitano Mantù in una ricognizione aerea, notare le due bombe "ballerine" sul petto del capitano e il tubo lanciabombe sotto il pilota Rossi che impugna la cloche.A Tobruk con il suo Farman compì i primi esperimenti di telegrafo senza fili, comunicando a terra con Guglielmo Marconi.

Visto il successo dell'anno precedente, in occasione delle feste ferragostane  del 1912, a Piacenza fu organizzata una manifestazione aerea di due giorni. Parteciparono Giuseppe Rossi e Romolo Manissero. Dopo aver volato in lungo e in largo sopra Piacenza, il 15 agosto Rossi volò fino a Carpaneto per salutare la sua mamma che per la prima volta vedeva il figlio volare. Un cronista dell'epoca descrisse così l'avvenimento: "il viaggio a Carpaneto riusciva felicemente, roteava più volte sopra il centro abitato e tutti gli abitanti, appena avvistatolo, si riversarono sulle piazze e nelle vie, acclamando il concittadino aviatore. Rossi compiva diversi giri sopra il paese abbassandosi fino a cento metri. Mentre stava passando sopra la casa abitata dalla sua famiglie, egli veniva scorto e riconosciuto da una sorella che, richiamata dalle grida della folla, era accorsa alla finestra. La signorina, allora, gridava alla madre intenta a preparare il pranzo: "Mamma, mamma, corri, arriva Peppino". La signora si precipitò alla finestra , mentre sulla strada passava un'automobile puntò lo sguardo su quella, cercando il figlio Peppino che, invece, dall'alto mandava saluti e baci con la mano. A tal sorpresa la signora , che vedeva per la prima volta il figlio volare, venne colta da un tremito, che si tramutò in una crisi di pianto a dirotto. Rossi s'innalzava ancora a 500 metri, scomparendo verso Piacenza, dove scendeva con un applaudito volo librato".

Nel 1914 batté il primato italiano di volo su circuito chiuso (3 ore e 48 minuti), in precedenza aveva stabilito il primato italiano di durata con passeggero in carlinga rimanendo in volo per 2 ore e 48 minuti.

Nella grande guerra 1915-18 gli fu affidato il comando della scuola di idroaviazione di Taranto. Proprio nelle acque di questa importantissima base l'idrovolante di Rossi affondò nel 1916 un sottomarino tedesco, guadagnandosi la seconda medaglia d'argento al valor militare.

La piazzaforte di Taranto era comandata dal duca degli Abruzzi che in più occasioni tributò al Rossi calorosi elogi.

La parte centrale dell'elica di legno di uno degli aerei di Giuseppe Rossi.Sempre pilotando un idrovolante, con a bordo Arturo Ciano, prese parte al bombardamento di Parenzo.

Giuseppe Rossi ha avuto molti allievi ai quali ha insegnato a volare. Tra i più famosi il trasvolatore atlantico De Pinedo. Il Principe Ajmone di Savoia, poi duca d'Aosta, dopo aver visitato la flotta ormeggiata nella rada di Bari, volle sorvolare le navi su di un idrovolante che venne pilotato dal Rossi. Il giovane principe rimase talmente soddisfatto che dell'esperienza che regalò al pilota piacentino una spilla con brillanti sormontata dalle insegne sabaude.

Rossi rimase a lavorare sugli idrovolanti anche a guerra finita. Nel 1921 presentò il gigantesco idrovolante quadrimotore, il più grosso del mondo di allora. Nel volo di prova del 24 luglio, partì da Ostia con dieci persone a bordo e diversi quintali di merci. Raggiunse Anzio alla velocità media di 179 chilometri orari. Fra i passeggeri c'era Gigi Bastogi, inviato del giornale "L'idea nazionale" che fece un resoconto molto dettagliato che ha un grande valore documentario.

Scrisse Bastogi: "l'apparecchio è dovuto a Giuseppe Rossi, uno dei nostri prìncipi dell'aria. Fatto nella mattinata  un volo di prova di 40 minuti girando fra Castel Porziano e Fregene, il prudente perché abilissimo Giuseppe Rossi giudicò di potersi allontanare dalla base e fu deciso di arrivare ad Anzio per la rinfrescata. Sull'apparecchio ancora nudo come un atleta, c'erano già 700 chilogrammi di zavorra e 400 fra benzina, olio e acqua. Imbarcati i dieci passeggeri, il grosso scafo lascia le acque del Tevere alle ore 16.30, vira sopra il faro, prende quota all'urlo dei quattro motori, alle 16.33 sfilano velocemente Ostia, il regale broccato della pineta di Castel Porziano, Pratica di mare e siamo al traverso di Nettuno alle 16.55. La velocità media effettiva è stata dunque di circa 179 chilometri all'ora coi motori a poco più di mezza potenza, poiché il Rossi vuole arrivare solo per gradi ad esigere dal bestione volante tutto lo sforzo. La navigazione come la felicità non ha storia. Unico episodio saliente: Rossi a due riprese alza le mani  e le espone con eleganza per parecchi minuti al bagno d'aria. Ciò significa che per parecchi minuti il velivolo procede affidato soltanto alle sue meravigliose doti di equilibrio e di stabilità ed ogni minuto sono 2140 metri percorsi. L'apparecchio fu deposto delicatamente dal tatto quasi intuitivo di Rossi nel porticciolo di Anejo, come se pesasse sette etti e non sette tonnellate. Successo pazzesco, tutta la popolazione balneare accorre sui moli, nelle barche, a nuoto, per vedere il più potente e il più importante idrovolante del mondo. Uno strumento formidabile per la nostra espansione aerea, non è facile averne uno uguale ma è impossibile averne uno migliore, almeno oggi. Sarebbe peccato se anche questo, come tanti altri ci si arrugginisse fra le mani per mancanza di fede".

Il  velivolo aveva una apertura alare di 31 metri, una lunghezza di 19 metri, peso a vuoto di 6.000 kg, quattro motori, velocità di 200 km orari, decollava in 500-700 metri e ammarava in 200 metri.

Si trasferì definitivamente a Bracciano, ove aprì una grande officina per aerei di ogni tipo. Lavorava sia per l'aeronautica militare che per quella civile e prima di consegnare i mezzi li collaudava di persona.

La figlia, Ala Franca, che vive a Cannes, ricorda nel nome la passione per il volo ed il carattere aperto e leale del padre il quale fece l'ultimo suo ritorno nella terra natia nel dicembre 1956, poco prima di natale, per incontrarsi con gli amici.

Gabriele D'Annunzio nel suo "Notturno" lo definì "forgiatore d'ali umane".

Il poeta piacentino Valente Faustini gli dedicò vivaci e argutissimi versi paragonando il rudimentale apparecchio usato a Piacenza nel 1911 al proprio scaldaletto con due ruote da bicicletta.

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